l'arte della vittoria

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“Come tutti i miei amici aspiravo al successo. A differenza di loro non sapevo che cosa significasse. Soldi? Forse. Una moglie? Dei figli? Una casa? Certo, se avessi avuto fortuna. Erano questi gli obiettivi ai quali mi era stato insegnato ad aspirare , e una parte di me era a quello che aspirava, istintivamente. Ma nel profondo cercavo qualcos’altro, qualcosa di più. Avevo la penosa sensazione che il nostro tempo fosse breve, più breve di quanto pensassimo, breve come una corsa mattutina, e volevo che il mio avesse un senso. E uno scopo. Che fosse creativo. E importante. Ma soprattutto…diverso . Volevo lasciare un segno nel Mondo. Volevo Vincere. No, non è esatto. Semplicemente, non volevo perdere.”

Questo passaggio è l’emblema dell’autobiografia del padre della Nike, Phil Knight. Più che “L’arte della Vittoria” questo libro avrebbe dovuto intitolarsi “L’Arte della non sconfitta”.

Il testo non è una mera celebrazione dell’enorme successo che ha avuto nella storia (ed ha tutt’ora) uno dei Brand più famosi del Mondo nel settore delle scarpe e dell’abbigliamento. Tutt’altro…

Vengono raccontate piuttosto dall’autore protagonista le enormi difficoltà incontrate lungo la strada verso il successo arrivato solo in un secondo momento.

Ma partiamo dal principio.

phil knight

Phil Knight, nato e cresciuto a Portland, nell’Oregon. Laureato in Economia, fin dalla giovine età sente il desiderio di lasciare un segno indelebile nella storia.

Il suo sogno di diventare un’atleta professionista lo porta dapprima a praticare baseball, con scarsi risultati (viene scartato dalla squadra del suo paese). La delusione è enorme (come più volte viene raccontato nel libro).

Abbandonata questa strada decide di dedicarsi alla corsa, altra sua grande passione.

Corre in molte gare giovanili a livello professionistico senza però mai raggiungere il livello dei suoi compagni.

Questa cocente seconda delusione pone Phil davanti ad una domanda per la quale non si da pace.

“Se ci fosse un modo, senza essere un’atleta, di provare ciò che provano gli atleti?  Di giocare tutto il tempo invece di lavorare? O di lavorare con un gusto tale da farne essenzialmente la stessa cosa?”

Da qui nasce quella che lui stesso definisce “un’idea folle”: vendere in tutto il paese (Stati Uniti) scarpe di produzione Giapponese.

Ancora non può sapere che questa idea folle lo porterà a diventare una delle persone più ricche del pianeta.


UN MILIARDARIO CHE VENDEVA ENCICLOPEDIE.

E’ diffusa in larga scala la credenza che le persone oggi ricche e famose siano semplicemente state baciate dalla fortuna. La storia di Phil Knight è la dimostrazione di quanto questo pensiero sia sbagliato.

Prima di arrivare al successo con le Nike, Phil dovette superare infatti un’enormità di difficoltà economiche e burocratiche. L’importazione delle scarpe Giapponesi negli anni 60 era estremamente difficoltoso. Gli articoli impiegavano anche diversi mesi ad arrivare sulle coste americane e gli errori di spedizione da parte della Onitsuka (oggi chiamata Asics) erano frequenti e di difficile soluzione.

Se oggi Nike fattura miliardi di dollari dalle vendite provenienti da tutto il Mondo, negli anni 60, con la fondazione da parte di Phil dell’allora chiamata Blue Ribbon, i problemi finanziari erano enormi.

Le banche non credevano nell’azienda, causa la mancanza frequente di liquidità e di capitale. Il mercato americano (e non) era monopolizzato dalla già famosa e irraggiungibile Adidas. Il tutto aggravato in rapporto alle altre aziende mondiali dalla bassa qualità del prodotto asiatico che sicuramente non ne agevolava la vendita.

Ma facciamo un passo indietro.

Partito per il Giappone assolutamente alla cieca e senza avere alle spalle un’azienda, Phil parte per il Giappone, fermandosi però prima per alcuni mesi alle Hawaii, dove diventa, senza successo, venditore porta a porta di enciclopedie.

Può un genio ribelle e determinato come il patron della Nike aver passato una carriera da venditore di enciclopedie, senza ottenere il benché minimo successo?

Ebbene Si.

E questa storia insegna come la perseveranza nell’inseguire un obiettivo sia la chiave per raggiungerlo. Senza quella fiamma che gli ardeva dentro, Phil avrebbe potuto demoralizzarsi definitivamente e far ritorno a casa lavorando da semplice contabile (occupazione per la quale era destinato).

onitsuka tiger

La sua intraprendenza lo ha invece spinto a lasciare le Hawaii per tentare il tutto per tutto in Giappone, incontrando i vertici della Onitsuka e sperando che in qualche modo ascoltassero un ragazzo di vent’anni senza nulla di concreto in mano.

Una follia.

Un’idea folle che avrebbe cambiato la storia del mercato mondiale delle calzature e dell’abbigliamento sportivo.


IL POTERE DEL LAVORO DI SQUADRA.

Mai innamorarsi della propria Idea al punto tale di non ricercare il supporto necessario in altre persone. Questo è un concetto fondamentale che traspare dalla storia del colosso di Portland.

Cosi come i problemi e le sconfitte, anche le vittorie sono frutto della fusione di più cervelli, in qualsiasi campo, in qualsiasi periodo storico.

Da solo Knight non avrebbe mai potuto arrivare dove si trova oggi. Avere un’idea geniale non basta.  I successi non dipendono mai da una sola persona.

phil knight bowerman

Fu l’incontro con Bill Bowerman, il suo vecchio allenatore di atletica, a dare inizio a questa meravigliosa storia di Business, con la fondazione della Blue Ribbon.

Inizialmente dal bagagliaio della sua Valiant e solo in seguito per corrispondenza, Bowerman e Knight cominciano pian piano a crescere come rivenditori ufficiali delle Tiger (modello firmato Onitsuka) negli USA  fino a diventare i rivenditori esclusivi nell’intero paese.


TOCCARE IL FONDO, RISALIRE, CONQUISTARE IL MONDO.

Come è già stato detto, quella che vediamo oggi come una delle aziende più grandi e profittevoli al Mondo in origine ha rischiato di fallire in diverse occasioni causa enormi problemi finanziari.

Inizialmente il problema furono le banche che non si fidavano dell’instabilità economica della Blue Ribbon, la quale mancava costantemente di capitale e liquidità.

In seguito furono i finanziatori a tenere sotto scacco l’azienda. I debiti nei loro confronti arrivavano ormai al milione di dollari.

La stessa Onitsuka, produttrice delle scarpe distribuite in America da Phil Knight e Bowerman, instaurò una battaglia legale contro di loro a causa di una presunta inadempienza contrattuale.

Per ultime, ma non per gravità, le rogne con il governo Americano in riferimento a tasse doganali non pagate negli anni.

Nonostante tutti questi problemi, nonostante una serie senza fine di disastri finanziari, la tenacia di Phil e la genialità progettuale di Bowerman (che girava disegni innovativi di scarpe da corsa alla Onitsuka) hanno tenuto a galla la Blue Ribbon.

Questo a dimostrazione di quanto nel Business come nella Vita la tenacia, la resilienza, il non mollare alle prime difficoltà possa portare, un giorno, alla Vittoria.

O meglio…alla non sconfitta.


NASCE LA NIKE.

All’inizio degli anni 70 nasce definitivamente la Nike.

E pensare che il nome oggi conosciuto in ogni angolo del pianeta non piaceva, per nulla. Arrivato da un suggerimento di un dipendente non ha mai convinto del tutto il fondatore Phil Knight che lo riteneva poco orecchiabile e poco “magnetico”.

Per non parlare del famoso “swoosh” (logo ufficiale), pagato ad un grafico 35 dollari, che invece poi si sarebbe dimostrato un vero e proprio simbolo riconosciuto in tutto il Mondo.

In questa fase Phil e la grande famiglia della Blue Ribbon iniziano finalmente a raccogliere i frutti dopo anni di sacrifici, tensioni e crisi finanziarie.

E’ nato un colosso del settore delle calzature (e in seguito dell’abbigliamento).

E’ nata la Nike.


NIKE AIR: IL FUTURO VIENE DALLO SPAZIO.

Alzi la mano chi negli anni 90 non ha comprato (o desiderato) una Nike Air.

La trovata rivoluzionaria che rese ulteriormente famoso il Brand di Portland è stata sicuramente la suola ad aria compressa, proposta da due ingegneri aerospaziali.

nike air max

Una suola completamente rinnovata, con all’interno dei cuscinetti ripieni di aria con una conseguente ammortizzazione dell’impatto tra piede e suolo.

Ma oltre alle innovazioni tecnologiche, cosa ha reso davvero grande la piccola Blue Ribbon?


L’OLIMPO DELLO SPORT VESTE NIKE.

Vestire i più grandi per diventare i più grandi.

Questa strategia è stata fondamentale per rendere grande il marchio Nike.

kobe bryant nike

Personaggi sportivi del calibro di Andre Agassi, Pete Sampras, Micheal Jordan, Kobe Bryant, Tiger Woods hanno indossato nelle rispettive grandi Vittorie calzature e abbigliamento Nike.

Ma non parliamo di semplici collaborazioni.

Entrare nel pianeta di Phil Knight significa entrare a far parte di una grande famiglia, credere in uno stile di Vita fatto di rapporti tra persone vere, caparbie, sognatrici.


PERCHE’ DEVI LEGGERE “L’ARTE DELLA VITTORIA”.

Che tu sia un Business man, un freelance, un imprenditore o semplicemente un dipendente che sogna l’indipendenza non puoi fare a meno di immergerti nelle pagine di questa autobiografia e prendere ispirazione dalla fantastica storia di Phil Knight e della Nike.

Non si tratta di un semplice racconto di economia, di successo, di finanza.

E’ prima di tutto la storia di una persona normale con una Vita normale, che pur di realizzare la propria “Idea Folle” che oggi chiamiamo Nike ha rischiato più volte di cadere nel baratro.

Una Vita di sacrifici, pericoli finanziari, emozioni intense e sogni incredibili.

La storia di Phil è la storia di tutti quelli che avendo poco o nulla, credendo solo in se stessi e nella potenza delle proprie idee, vivono la Vita sulle montagne russe, rinunciando alla ‘sicurezza’ e alla tranquillità offerta da un lavoro fermo dietro ad una scrivania.

Come si evince dalla lettura non esiste una ricetta per il successo.

Nessuna formula magica.

Solo tanto, tanto spirito di sacrificio.

E la forza di credere nei propri sogni.


L’ARTE DELLA VITTORIA : DOVE ACQUISTARLO


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Buona lettura.

Un abbraccio,

Federico.

P.S. se l’articolo ti è piaciuto lasciami un like qui sotto 👍🏻. Se vuoi chiedermi qualcosa o vuoi dire la tua riguardo all’articolo lasciami un commento in fondo alla pagina. Per te è un semplice gesto, per me un grande motivo di soddisfazione 🙂

federico redolfi

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